Paul Signac, nato a Parigi l'11 novembre 1863 e morto nella stessa città il 15 agosto 1935, è una delle figure decisive della pittura francese moderna. Cofondatore del neo-impressionismo insieme a Georges Seurat, ne diventa il capofila dopo la scomparsa di quest'ultimo, e poi il suo teorico più letto. Pittore dei porti e della luce mediterranea, marinaio provetto, presidente della Société des Artistes Indépendants dal 1908 fino alla morte, ha perseguito per tutta la vita un'idea semplice ed esigente: sottomettere il colore a un metodo rigoroso senza mai spegnerne la vibrazione.
Dall'architettura alla pittura
Nulla destinava il giovane Signac al mestiere di pittore. È una mostra di Claude Monet, visitata nel 1880, a decidere della sua vocazione: rinuncia allora all'architettura per dedicarsi interamente alla pittura. Questa rivelazione giovanile spiega la parentela duratura della sua opera con i dipinti impressionisti — il gusto per l'aria aperta, l'attenzione ai riflessi e alle atmosfere, il primato della luce sul soggetto.
Nel 1884 partecipa alla fondazione della Société des Artistes Indépendants, un salon senza giuria né premi in cui ogni artista può presentare liberamente il proprio lavoro. L'evento conta doppio nella sua biografia: oltre all'istituzione stessa, che accompagnerà l'avanguardia parigina per decenni, Signac vi incontra Georges Seurat. Da questa amicizia nascerà uno dei movimenti più coerenti della fine dell'Ottocento. Fedele a questo impegno giovanile, Signac assumerà la presidenza degli Indépendants dal 1908 fino alla morte, vigilando affinché il salon rimanga aperto alle generazioni emergenti.
Il divisionismo, un metodo del colore
Con Seurat, Signac elabora il divisionismo, chiamato anche neo-impressionismo o, più familiarmente, pointillisme. Il principio si fonda sulle teorie del colore, in particolare quelle di Chevreul: invece di mescolare i pigmenti sulla tavolozza, il pittore stende colori puri in piccole pennellate separate, ed è l'occhio dello spettatore a operare la mescolanza, a distanza, per fusione ottica. Il nome stesso di divisionismo riassume il procedimento: dividere il tono anziché mescolarlo, per conservare a ogni tinta la sua intensità. La tela vi guadagna una luminosità particolare, quella di colori che restano puri fino allo sguardo che li ricompone.
Alla morte di Seurat, nel 1891, Signac diventa il capofila del movimento. Ne assicura la difesa teorica pubblicando, nel 1899, « Da Eugène Delacroix al neo-impressionismo », saggio di riferimento che iscrive il metodo divisionista in una filiazione storica e ne espone i fondamenti. Per misurare ciò che i due fondatori condividono e ciò che li distingue, si possono accostare le sue tele alle riproduzioni di Georges Seurat: in Seurat, un rigore quasi architettonico ordina ogni composizione; in Signac, la stessa disciplina serve un colore più libero e più vibrante, sostenuto da armonie deliberatamente contrastate.
Un pittore in mare, da Collioure a Saint-Tropez
Signac fu un marinaio appassionato, che possedette nel corso della vita una trentina di imbarcazioni, tra cui l'Olympia. Il mare non è per lui un motivo tra gli altri: è un modo di vivere, e spesso il punto di vista stesso da cui affronta i suoi soggetti. Nel 1887, un soggiorno a Collioure gli ispira una serie di marine mediterranee; a questo insieme appartiene « Collioure. La Tartane ». La luce vi è restituita secondo il metodo divisionista, per giustapposizione di pennellate pure che l'occhio fonde a distanza — un principio che il pittore applicherà poi da una riva all'altra.
È ancora attraverso il mare che scopre Saint-Tropez, nel 1892. Il piccolo porto del Var diventa il suo ancoraggio meridionale, e il suo entusiasmo vi attira numerosi pittori, facendo di questo approdo discreto uno dei focolai della pittura moderna. Dello stesso anno è « Donne al pozzo » (1892), oggi conservato al musée d'Orsay. La tela risale così all'anno stesso in cui il pittore getta l'ancora nel golfo, come se il nuovo scenario meridionale richiedesse subito una composizione ambiziosa. Tre anni dopo, « La boa rossa » (1895), anch'essa al musée d'Orsay, coglie i riflessi del porto di Saint-Tropez: il colore netto della boa fa da punto d'appoggio allo scintillio dell'acqua, scomposto in pennellate vibranti. « Il porto di Saint-Tropez » prolunga questo dialogo tra il pittore e il luogo che aveva rivelato, e che la sua opera ha durevolmente associato alla luce del Midi.
Il Mont Saint-Michel al tramonto
Nel 1897, Signac dedica una serie al Mont Saint-Michel, di cui fa parte « Mont Saint-Michel, Soleil Couchant » (1897). La sagoma dell'abbazia vi si erge in una luce frammentata in pennellate di colore puro: a questa distanza, il monumento non è più descritto pietra su pietra, diventa una massa posata tra cielo e battigia, che il solo colore fa esistere. Il soggetto, familiare tra tutti, si trova così reinventato dal metodo, mentre lo sguardo ricompone da sé l'incendio del tramonto a partire dalle pennellate giustapposte. Lavorare in serie permette al pittore di tornare sullo stesso motivo a ore diverse, e di fare della luce, più che del luogo, il vero soggetto del quadro. Questa tela figura nel catalogo della galleria con il titolo Mont Saint-Michel, Soleil Couchant – Paul Signac (1897), e costituisce una buona introduzione al periodo in cui il pittore applica il divisionismo ai grandi siti del litorale francese.
La pennellata allargata degli ultimi anni
A partire dagli anni 1900, la maniera di Signac evolve sensibilmente: i punti fitti degli esordi cedono il posto a una pennellata più ampia, fatta di piccoli quadrati di colore giustapposti che conferiscono alla superficie un effetto di mosaico. « Avignone. Sera (il palazzo dei Papi) » (1909), conservato al musée d'Orsay, illustra pienamente quest'ultima maniera: visto dal Rodano, il Palazzo dei Papi vi si staglia al tramonto, in colori orchestrati come una partitura. Ogni quadrato di colore vi suona la propria nota, e l'accordo nasce dal loro assemblaggio, alla maniera di un ensemble strumentale.
Parallelamente, Signac si afferma come un grande acquarellista, in particolare attraverso le sue serie dedicate ai porti di Francia. Questo medium rapido, che non ammette quasi il ripensamento, si adattava a queste campagne condotte di porto in porto, taccuino alla mano, lungo le coste. Da un capo all'altro di questo percorso, la definizione della sua arte resta costante: un rigore di spirito scientifico messo al servizio di un colore libero e vibrante, armonie contrastate, e il mare come soggetto dominante.
Queste marine in un interno
Le composizioni di Signac si prestano bene all'esposizione domestica, proprio in ragione del loro principio ottico: concepite per essere ricomposte dall'occhio a distanza, si animano nelle stanze in cui ci si muove e in cui il punto di vista varia — un soggiorno, un ingresso, un pianerottolo. I loro colori puri portano luce a una parete senza imporre un motivo invadente, e i loro soggetti marini si accordano tanto a un interno classico quanto a un arredamento contemporaneo dalle linee sobrie. Accostare due marine di epoche diverse — i punti fini degli anni 1890, i quadrati più ampi degli anni 1900 — permette inoltre di seguire su una stessa parete l'evoluzione di un metodo.
La scelta del formato segue la logica delle opere: le marine guadagnano a essere presentate in dimensioni generose, che lasciano alla pennellata divisionista lo spazio necessario per produrre il suo effetto, mentre un soggetto più raccolto si adatta a un formato più intimo, appeso all'altezza dello sguardo. Una luce naturale indiretta basta a far vivere queste superfici frammentate nel corso della giornata. Le riproduzioni di dipinti di Paul Signac permettono di installare in casa questa pittura chiara e costruita, dal controluce del Mont Saint-Michel ai riflessi di Saint-Tropez, scegliendo l'opera la cui tonalità risponde meglio alla stanza che la accoglierà.




